2/3/2006

Manifiesto de la Asociación Galileo 21 contra el oscurantismo político en Italia respecto a los OMG

La Asociación italiana Galileo 2001, fundada por un grupo de prominentes científicos en contra del oscurantismo científico en la vida política ha escrito un manifiesto al presidente Berlusconi y los candidatos a las elecciones presidenciales italianas del próximo mes de abril relacionado con la biotecnología agraria.

“Galileo 2001” fue fundad en 2001 para promover el debate politico y cultural sobre custiones científicas y tecnológicas y llamar la atención de particular de los políticos sobre estas cuestiones. Ha escrito además otros manifiestos sobre temas como la independencia científica, la política energética


http://www.galileo2001.it/



Texto de la carta en italiano e inglés

LETTERA APERTA A:

On. Silvio BERLUSCONI - On. Romano PRODI


17 gennaio 2006


Oggetto: Piante da Organismi Geneticamente Modificati (OGM): quale politica?

Onorevoli Signori,

nell’imminenza delle prossime elezioni politiche, l’Associazione Galileo 2001, per la libertà e la dignità della Scienza chiede che i candidati alla Presidenza del Consiglio si esprimano sull’attuale controversia relativa alla ricerca e alla coltivazione di prodotti vegetali da organismi geneticamente modificati (OGM) nel nostro paese.

La ricerca scientifica autonomamente sviluppata negli ultimi vent’anni dai più diversi paesi (USA, Canada, Cina, India, Sud Africa, Argentina e altri) ha già prodotto molte piante da OGM con caratteristiche genetiche migliorate. Oggi, la loro coltivazione copre 90 milioni di ettari ed è in continua crescita.

Queste piante stanno già oggi contribuendo efficacemente all’incremento della produttività agricola, al miglioramento della qualità del prodotto, alla diminuzione dell’uso di prodotti chimici per il controllo dei parassiti e alla salvaguardia dell’ambiente; e vi è sufficiente confidenza che permetteranno, presto, la produzione di vaccini e prodotti vegetali con superiore capacità nutrizionale. Tutto ciò è documentato dalla ricerca scientifica e dagli studi di economia agraria.

La comunità scientifica nazionale ed internazionale si è più volte espressa in favore di un utilizzo razionale delle piante da OGM, definendo ideologiche e sprovviste di basi scientifiche le argomentazioni di coloro che si battono, in Italia ed in alcuni altri Paesi europei, contro questo nuovo approccio al miglioramento genetico delle piante coltivate.

Nel 2004, le 21 maggiori società scientifiche italiane con specifiche competenze (dirette o indirette) nel settore e cui appartengono più di 10.000 scienziati, hanno sottoscritto e reso pubblico un Consensus Document su “Sicurezza alimentare e OGM”. Dopo un’attenta valutazione e consultazione delle pubblicazioni scientifiche al riguardo e dei pronunciamenti di molteplici Accademie delle Scienze internazionali (ma anche italiane) e di altri competenti Organismi Internazionali, il documento conclude: «gli OGM in commercio sono da ritenersi sicuri e andrebbe abbandonato ogni atteggiamento manicheo per dare spazio ad un consenso razionale e basato su una corretta informazione scientifica».

La UE, per quasi vent’anni e presso i più prestigiosi istituti di ricerca europei, ha finanziato approfondite indagini scientifiche sulla validità dei metodi dell’ingegneria genetica e sulla sicurezza di questa tecnologia. Già nel 2001, presentando i risultati delle ricerche, Philippe Busquin, Commissario della UE per la Ricerca Scientifica scriveva: «l’agricoltura ed il cibo da OGM sono più sicuri della agricoltura e del cibo tradizionale perché usano una tecnologia più precisa e sono soggetti a più accurate valutazioni pubbliche». Infatti, le piante da OGM, prima di ricevere l’autorizzazione alla coltivazione e alla commercializzazione, devono superare un grande numero di controlli per la valutazione della loro sicurezza sanitaria e ambientale. (Si noti, tra l’altro, che questi controlli non sono richiesti nel caso delle piante coltivate tradizionali, benché sia riconosciuto che il miglioramento genetico tradizionale (selezione, incrocio e mutazione) non è esente da pericoli per la salute umana e per l’ambiente).

Ricordiamo che il nostro Governo ha fortemente voluto - ed ottenuto - che fosse insediata a Parma l’EFSA (European Food Safety Agency), un’agenzia altamente qualificata che ha il compito istituzionale di fornire ai decisori politici le valutazioni scientifiche conclusive su ciascun prodotto OGM proposto per la coltivazione e la vendita. Galileo 2001 ha più volte constatato che raramente queste informazioni arrivano all’opinione pubblica ed anche ai nostri decisori politici. Molto più frequenti sono gli annunci di rischi mai dimostrati – e pur tuttavia spacciati per verità scientifica - correlati alle piante da OGM. Facendo “notizia”, questi annunci destano la preoccupazione dei cittadini, ottenendo così il risultato politico prestabilito. Sarebbe troppo lungo, in questa lettera, smentire tutte le argomentazioni ascientifiche che sono di volta in volta avanzate. Lo faremo in sede di III Congresso Nazionale della nostra Associazione, che si svolgerà a Roma il prossimo 28 marzo 2006, presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e che verterà sul tema: “I rischi di una scelta disinformata: precludersi l’uso degli OGM in Agricoltura”. È però utile accennare ad alcune tra le più diffuse e le risposte date dalla comunità scientifica. È stato affermato che:


«Le evidenze scientifiche dimostrano che il gene non basta da solo a costruire un carattere ereditario: un gene può specificare più proteine. Quindi, non sappiamo cosa succede nelle piante da OGM». Tutti i biologi molecolari sanno che questa affermazione è fuorviante. In effetti, oggi si sa che alcuni geni possono determinare la sintesi di diversi frammenti di una stessa proteina, ma in tutti i casi in cui siano stati inseriti geni esogeni in piante da OGM questa eventualità è esclusa: i geni utilizzati nelle piante da OGM specificano sempre una, ed una sola, proteina.


«La salubrità degli alimenti da OGM è stata messa in dubbio da indagini sperimentali su ratti da laboratorio che hanno consumato il mais Mon 863». Su questa grave accusa annunciata dai mass media si è già espressa l’EFSA con la conclusione ufficiale che il mais in questione è privo di rischio ed è accettabile per la commercializzazione. Infatti, tra i ratti nutriti con mais GM e quelli nutriti con mais tradizionale non si sono mai osservate differenze statisticamente significative (cioè fuori dai limiti della normale variabilità biologica).


«L’inquinamento genetico può divenire una forma insidiosa ed irreversibile di alterazione di ecosistemi. Il polline del mais GM che si vorrebbe coltivare nel Nord Italia per mangimi scatenerebbe una catastrofe ambientale». Ricerche condotte in Lombardia, e pure in Spagna ed in altri Paesi, dimostrano che, anche nel caso del mais, è semplice pervenire alla stesura di linee-guida, per agroecosistemi diversi, che rispettino la soglia dello 0.9% previsto dalla UE per la coesistenza e nell’interesse degli agricoltori: sono più che sufficienti, in genere, 25-50 metri di distanza da altre coltivazioni di mais.


«Le piante da OGM provocano allergie». In realtà, le piante da OGM sono le uniche a raggiungere il mercato con un certificato di “assenza da allergeni”; al contrario, così non è proprio per tutte le piante non-GM, che possono essere vendute anche se contengono più allergeni (15 noti nel caso del kiwi).


«Le piante da OGM sono nelle mani di poche multinazionali». Le piante da OGM sono oggi sviluppate indipendentemente, e coltivate, da diversi paesi: la Cina, l’India, la Corea, il Sud Africa stanno investendo molto nella ricerca e sviluppo di piante da OGM. Noi, in Italia, stiamo trascurando anche questo aspetto dello sviluppo tecnologico mondiale: se non cambieremo atteggiamento, utilizzeremo sempre più prodotti GM provenienti dall’estero, ma non potremo produrli e controllarli.


«L’Italia deve difendere la qualità dei suoi prodotti tipici contro i prodotti da OGM». Proprio per il rifiuto della nuova tecnologia, stiamo perdendo ad uno ad uno i nostri prodotti agricoli di qualità. Il pomodoro San Marzano, il melo della Valle d’Aosta, il riso Carnaroli, e molte altre glorie della nostra agricoltura, stanno rischiando l’estinzione: i loro parassiti sono divenuti più aggressivi e resistenti ai trattamenti chimici. In Italia, sono già state introdotti, in queste piante, geni che le rendono tolleranti alle patologie, col risultato di poter certamente ottenere qualità e produttività migliorate e riduzione del ricorso a trattamenti chimici. Purtroppo l’attuale legislazione ne impedisce la coltivazione.


«Non abbiamo evidenze sufficienti per essere sicuri che non vi saranno conseguenze per il futuro». Come per ogni altra attività umana, non esiste l’assoluta certezza di assenza di rischi, e questo vale anche per l’attività agricola tradizionale o biologica. Tuttavia, sulla sicurezza attuale e futura delle piante da OGM, abbiamo accumulato informazioni per lo meno pari, se non superiori, a quelle oggi disponibili nel caso dei prodotti agricoli tradizionali.


«Il nostro interesse nazionale è nell’agricoltura biologica OGM-free». Oggi il prodotto biologico copre il 2.5% del mercato: cosa vogliamo fare del restante 97.5%?


È spesso invocato il “Principio di Precauzione”. Sui pericoli di un suo uso strumentale, si è espresso, il 18 giugno 2004, il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB). Nel «Parere del CNB su: Principio di Precauzione, profili bioetici, filosofici, giuridici», approvato all’unanimità, il Comitato afferma: «Occorre certamente guardarsi da ogni immotivato ricorso al principio di precauzione, come zelanti sostenitori vorrebbero imporre ad ogni piè sospinto. Occorre invece fornire un’interpretazione ragionevole di tale principio, che dovrà essere rigorosamente applicato solo allorché uno specifico rischio sia identificato (benché non ancora esattamente stimato) dalla comunità degli esperti». L’Associazione Galileo 2001 si trova perfettamente in linea con questa impostazione. Il “Principio di Precauzione” può regolare le nostre attività, ma non deve diventare un “Principio di Blocco”, né può accadere, come è già accaduto in troppe occasioni (abbandono dell’energia nucleare e immotivato timore verso i campi elettromagnetici, per fare solo due esempi), che la “stima del rischio” sia lasciata all’arbitrio di “zelanti sostenitori” che si arrogano un compito che spetta alla comunità scientifica del settore. La realtà, poi, è che non vi è nulla nelle piante da OGM che le renda intrinsecamente nocive, né esiste alcuna evidenza scientifica che gli OGM oggi coltivati rappresentino un pericolo per l’uomo o per l’ambiente. Diventano invece sempre più evidenti i benefici da essi offerti in molti settori agricoli ed in molti paesi del mondo.

L’attuale opposizione agli OGM soffre di una forte componente emotiva e ideologica. Ciò non permette di valutare con serenità le problematiche ad essi connesse. Soltanto dando più fiducia alla ricerca scientifica, che si basa e che avanza soltanto su fatti accertati, e dando spazio solo alla corretta informazione scientifica sarà possibile valutare il reale significato di questa nuova tecnologia. I ricercatori, soprattutto quelli pubblici, sono al servizio della comunità nazionale, e si mettono a disposizione dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Ai decisori politici – quindi - la responsabilità di scegliere: dare spazio a paure immotivate oppure al rigore del metodo scientifico. La posta in gioco è importante: consentire alla nostra agricoltura e alla nostra agroindustria di competere efficacemente con la crescente ed agguerrita concorrenza estera.

Una vostra risposta all’Associazione Galileo 2001 sarà pertanto oltremodo gradita.

Vogliate accettare i nostri più cordiali saluti.



Renato Angelo RICCI, Presidente

Giorgio SALVINI, Presidente Onorario
Umberto VERONESI, Presidente Onorario

Franco BATTAGLIA, Vice Presidente Vicario
Carlo BERNARDINI, Vice Presidente
Tullio REGGE, Vice Presidente
Umberto TIRELLI, Vice Presidente

Angela ROSATI, Segretario Generale

Claudia BALDINI, Vice Presidente Associazione Bioetica di Ravenna
Cinzia CAPORALE, Biologo e Vice Presidente Comitato Nazionale di Bioetica
Rodolfo FEDERICO, Ordinario di Fisiologia Vegetale, Università di Roma-Tre
Silvio GARATTINI, Direttore Istituto Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”
Norberto POGNA, Dirigente di ricerca, CRA-Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura
Salvatore RAIMONDI, Ordinario di Pedologia, Facoltà di Agraria, Università di Palermo
Francesco SALA, Ordinario di Botanica e Direttore Orti Botanici, Università di Milano
Gian Tommaso SCARASCIA MUGNOZZA, Professore Emerito di Genetica Agraria, Università della Tuscia
Elena SOETJE BALDINI, Segretario Associazione Bioetica di Ravenna

Roberta BARBIERI, ASL, Vicenza
Lanfranco BELLONI, Ricercatore di Fisica, Università di Milano
Argeo BENCO, Fisico, già Presidente Associazione Italiana di Radioprotezione
Ugo BILARDO, Ordinario di Produzione e Trasporto di Idrocarburi, Università di Roma-La Sapienza
Giuseppe BLASI, Architetto, Presidente Associazione ProgettAmbiente
Tullio BRESSANI, Ordinario di Fisica Sperimentale, Università di Torino
Giovanni CARBONI, Ordinario di Fisica Generale, Università di Roma-Tor Vergata
Arrigo CIGNA, già ricercatore ENEA
Carlo COSMELLI, Professore di Fisica, Università di Roma-La Sapienza
Michelangelo DALLA FRANCESCA, Ingegnere
Francesco DE SALVO, Fisico
Riccardo DE SALVO, Fisico
Guido FANO, già Ordinario di Metodi Matematici della Fisica, Università di Bologna
Gianni FOCHI, Professore di Chimica, Scuola Normale Superiore di Pisa
Oliviero FUZZI, Segretario Sezione Triveneta, Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile
Giorgio GIACOMELLI, Ordinario di Fisica Generale, Università di Bologna
Renato GIUSSANI, Ingegnere, Direttore MIND
Roberto HABEL, Comitato di Presidenza, Società Italiana di Fisica
Roberto IRSUTI, Direttore 21mo Secolo
Leonardo LIBERO, Direttore Energia dal Sole
Carlo LOMBARDI, Membro del Comitato Scientifico ENEA
Stefano MONTI, Ingegnere nucleare, ENEA
Giovanni V. PALLOTTINO, Ordinario di Elettronica, Università di Roma-La Sapienza
Carlo PELANDA, Docente di Politica ed Economia Internazionale, University of Georgia, Athens GA, USA
Ernesto PEDROCCHI, Ordinario di Energetica, Politecnico di Milano
Aulo PERINI, Medico Radioprotezionista
Guido PIZZELLA, Ordinario di Fisica, Università di Roma-Tor Vergata
Francesca QUERCIA, Geologo, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente
Roberto ROSA, Fisico, ENEA
Noris RUBBOLI, Imprenditore
Alberto SILVESTRI, Ingegnere nucleare, ENEA
Giorgio SIMEOLI, CNR
Ugo SPEZIA, Ingegnere, Segretario Generale AIN
Carlo STAGNARO, Direttore Ecologia di Mercato, Istituto “Bruno Leoni”
Giorgio TRENTA, Presidente Associazione Italiana di Radioprotezione Medica
Francesco TROIANI, Fisico, ENEA
Roberto VACCA, Ingegnere
Vincenzo VAROLI, Ordinario di Elettronica Industriale, Politecnico di Milano
Giulio VALLI, Ingegnere, ENEA
Paolo VECCHIA, Fisico Radioprotezionista, Istituto Superiore di Sanità
Franco VELONÀ, Ingegnere, Politecnico di Bari



ALTRE ADESIONI pervenute al nostro indirizzo:



Francesca Adorni ,Architetto - imprenditore agricolo, Brindisi
Benedetto Aracri, Responsabile Scientifico Centro Ricerche - Floramiata S.p.A., Roma Marco Berrettini, Chimico, Tolentino (MC)
Teodoro Cardi, Primo ricercatore CNR, Vico Equense
Clara Conicella, Primo Ricercatore CNR, Caserta
Roberto Defez, Istituto di Genetica e Biofisica "A. Buzzati Traverso", CNR, Napoli
Marco Di Giovanni, Architetto, Roma
Marco Fantini, Ingegnere, Vaiano (PO)
Edgardo Filippone, Professore Ordinario di Genetica Vegetale, Napoli
Emanuela Frediani, casalinga, Roma
Sergio Lanteri, Professore ordinario di genetica vegetale, Torino
Vitangelo Magnifico, Dirigente di Ricerca CRA, già Direttore dell'Istituto Sperimentale per l'Orticoltura del MiPAF, Residenza Giffoni Valle Piana (SA)
Fabio Malaspina, Fisico, Roma
Massimo Mencuccini, Primo Ricercatore CNR, Perugia
Ezio Menichetti, Ordinario di fisica delle particelle, Universita' di Torino
Bruno Mezzetti, Associato Frutticoltura, Ancona
Aldebrano Micheli, Colonnello di Artiglieria Contraerea, NATO School, Oberammergau (Germania)
Michele Morlupi, Ingegnere, Perugia
Daniele Rosellini, Prof. Associato, Università di Perugia, Torgiano
Francesco Sunseri, Ricercatore Universitario, Potenza
Patrick Talavera, Amministratore della Maisadour Semences Italia, Palazzago (Bg)
Serena Varotto, Ricercatore Universitario, Padova
Cristina Vettori, Ph.D. Researcher NATIONAL RESEARCH COUNCIL, Sesto Fiorentino (FI)
Angelo Viotti, Dirigente di Ricerca, CNR, Milano
Stefano Zorzi, Impiegato, Roma

Subject: Genetically Modified Plants (GMOs): Which Policy?

With the upcoming political elections, the Association Galileo 2001 asks the candidates for the office of Prime Minister to express their position on the current controversy regarding scientific research on genetically modified agricultural products and the growing of GM plants in our country.

Scientific research developed over the last twenty years by different countries in the world (USA, Canada, China, India, South Africa, Argentina and others) has already produced a number of GM plants with enhanced genetic traits. Today these crops occupy 90 million hectares worldwide and this figure is constantly increasing.

Currently, GM plants are successfully contributing to increased yields, improved quality of the agricultural products, decreased application of pesticides and the preservation of the environment. In the near future, they are expected to lead to the creation of vaccines and vegetable products with improved nutritional qualities. This is all attested by scientific and
agricultural economic research.

The national and international scientific community has repeatedly expressed its position in favor of a rational adoption of GM plants, describing as ideological and scientifically groundless the arguments of people in Italy and in some other European countries who oppose this new approach to the genetic improvement of crops.

In 2004, the 21 most significant Italian scientific societies working in the agronomic field and representing over 10,000 scientists signed and publicized a Consensus Document on "Food Safety and GMOs". After a careful examination and evaluation of scientific publications on this subject and of the statements of many International (and Italian) Academies of Science and other relevant international institutions, the document concludes: "All GMOs on the market are safe and any Manichean (sic. One assumes this means a dualistic acceptance of mumbo-jumbo yet participating in a modern world of science - translators comment) approach should be laid aside and replaced by a rational approval, based on correct scientific information.”

For almost twenty years the EU has funded careful scientific research on the safety of GMO technology, conducted by the most prestigious European research institutes. In 2001, presenting the results of this research, Philippe Busquin, the EU Commissioner for Scientific Research, wrote: “GM crops and food are safer than the traditional ones, because they are the product of a more precise technology and are more thoroughly tested by public assessments”. Before receiving the authorization to be grown and commercialized, GM plants have to get through a number of tests which assess their health and environmental safety [Please note that these tests are not required for traditionally grown plants, although the practices of traditional genetic improvement (selection, hybridization, mutation) are
known to be open to risks for the human health and the environment].

Please remember that our Government strongly wanted - and finally achieved - the establishment of the European Food Safety Authority (EFSA) in Parma. EFSA is a highly qualified agency with the institutional task of providing the competent political authorities (EU institutions with political accountability, i.e. European Commission, European Parliament and Council) with definitive scientific assessments for each GM product seeking to be authorized for cultivation and commercialization.

Galileo 2001 has noted that the scientific information rarely reaches public opinion or even our political authorities. Much more frequent are groundless claims of possible safety risks associated with GM products and wrongly presented as scientific truth. "Capturing the headlines", these announcements alarm the public, thus achieving the desired political effect. It is impossible to explain in the present letter all the false arguments with which GMOs have been associated over the years. On the other hand, it is useful to point out some of the most widespread ones, together with the answers provided by the scientific community.

It has been stated that:

-“Scientific evidence shows that a single gene is not sufficient to create an hereditary character; a gene can specify more than one protein. Therefore, we do not know what will happen with genetically modified plants”. All molecular biologists know that this statement is misleading. Today we know that some genes can induce the synthesis of different fragments of the same protein, but this can not happen when an exogenous gene is introduced into genetically modified plants: the genes used in the genetic modification of plants always specify only one protein.

-“The safety of genetically modified food was contradicted by the results of trials conducted on laboratory rats fed with Mon863 corn.” EFSA already expressed its official position on this serious charge reported by the mass media, stating that Mon863 corn does not indicate concerns about its safety and that the placing on the market of Mon863 corn is unlikely to have an adverse effect on human and animal health or the environment in the context of its proposed use. In fact, no statistically relevant differences - beyond the limits of normal biological variability - were noticed between rats fed with Mon863 corn and rats fed with conventional corn.

-“Genetic contamination could become a dangerous and irreversible form of ecosystem alteration. The pollen of genetically modified maize which could be grown in the North of Italy for animal consumption would provoke an environmental disaster.” Field trials conducted in the Lombardy Region, but also in Spain and in other countries, show that it is simple to draw guidelines for different agro-ecosystems respecting the EU threshold of 0,9% for coexistence and responding to the interests of farmers. A distance of 25-50 meters between neighboring fields of maize has proven to be enough to avoid crosspollination.

-”Genetically modified plants can cause allergic reactions.” As a matter of fact, genetically modified plants are the only plants on the market that are tested and certified to be "allergy free". This is not true for non-GM plants, which can be commercialized even if they contain allergens. Kiwi, for example, contains 15 known allergens.

-“Genetically modified plants are controlled by a few multinationals.” Nowadays GM plants are independently developed and grown by many countries. China, India, South Korea and South Africa are heavily investing in R&D on agrobiotechnology. In Italy, instead, we are failing to take into consideration this aspect of world technological development. If our country does not change its attitude, we will become evermore dependent on foreign genetically modified products, without being able to produce and control them.

-“Italy must defend the quality of its typical products from the threat posed by genetically modified products." Actually, it is the very refusal of new technology that is leading Italy to lose one by one its high quality typical products. San Marzano tomato, the apple grown in Valle d'Aosta, Carnaroli rice and many other important Italian crops are at risk of dying out: the parasites which attack them have become more aggressive and
resistant to pesticides. In Italy genetically modified varieties of these crops resistant to the attacks of pests have been already developed. The results obtained include better quality and productivity as well as a reduction in the use of chemical treatments. Unfortunately, current Italian legislation does not allow the cultivation of these varieties.

-“It is in the interests of Italy to focus on organic GM-free agriculture.” Today organic farming only accounts for 2.5 percent of the whole market: what are we going to do with the remaining 97.5 percent?

-“There is not enough scientific evidence to guarantee that there will not be negative consequences in the future.” As in all other human activities, it is impossible to be absolutely certain of the total absence of risk, and this also applies to conventional and organic agriculture. Yet, we have so far accumulated more information on the present and future safety of GM plants than is now available on traditional agricultural products.

The Precautionary Principle is often invoked. On the 18th of June 2004 the National Committee on Bioethics (CNB) expressed its worry about the risk of exploitation and abuse of this principle. In the official document approved with unanimity and titled “The Position of CNB on ‘The Precautionary Principle’: Bioethical, Philosophical and Legal Aspects”, the Committee states that “It is necessary to watch out for every abuse of the Precautionary Principle, which some zealous supporters would always impose. It is fundamental to provide instead a sensible interpretation of that principle, which has to be strictly applied only when an actual risk is identified - though not yet thoroughly assessed - by the community of
experts.” The Association Galileo 2001 agrees in full with this position. The Precautionary Principle is meant to regulate our activities, but it can not be turned into a means to block them, by allowing "zealous supporters" to arbitrarily assess the risks and to fulfill a task which falls within the competence of the scientific community. The truth is that there is nothing in genetically modified plants which makes them dangerous in themselves, nor
is there scientific evidence that GMOs grown today represent a danger for human beings and the environment. Instead, the benefits brought by GM plants to different sectors of modern agriculture and to many countries in the world are ever clearer.

The current opposition to genetically modified plants derives to a large extent from emotional and ideological factors. These affect an impartial approach when considering the issues related to GMOs. Only having more faith in scientific research, which exclusively relies on certain and accurate facts, and promoting factual scientific information, it will be possible to evaluate the actual significance of this new technology. Researchers, in particular those working for public institutions, are providing a service to the national community and place themselves at the disposal of its democratically elected representatives. Therefore, the concerned political authorities have the responsibility to choose: to encourage groundless fears or the rigor of the scientific method. The stakes are high: to give our agricultural production and industry the possibility to effectively compete in the ever-growing and globalized market.

Your kind reply to the Association Galileo 2001 will be highly appreciated.

Best regards,

Renato Angelo RICCI, President

Giorgio SALVINI, Honorary President
Umberto VERONESI, Honorary President

Franco BATTAGLIA, Vicar Vice-President
Carlo BERNARDINI, Vice-President
Tullio REGGE, Vice-President
Umberto TIRELLI, Vice-President

Angela ROSATI, Secretary-General

Cinzia CAPORALE, biologist and Vice-President CNB
Silvio GARATTINI, Director of the Institute for Pharmacological Researches
"Mario Negri"
Gian Tommaso SCARASCIA MUGNOZZA, President of the National Academy of
Sciences
Rodolfo FEDERICO, Ordinary Professor of Vegetable Physiology at the
University of Rome Three
Francesco SALA, Ordinary Professor of Botany and Director of the Botanical
Gardens at the University of Milan

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